UVA RARA

Sinonimi: Bonarda di Cavaglià, di Gattinara o semplicemente Bonarda (nel Canavese, Biellese e Vercellese), Balsamina o Balsamea nera (nell'Astigiano), Rairone (nel Vogherese). Non va confusa con la Bonarda (piemontese) né con la Croatina, chiamata Bonarda sui Colli Astigiani, nel Tortonese, nell'Oltrepò Pavese e nel Piacentino.
Distribuzione: coltivata nel Canavese Orientale e sulle colline Biellesi, nell'Alto Vercellese e Novarese, nel Tortonese e piuttosto intensamente nell'Oltrepò Pavese, è sporadicamente presente nell'Astigiano e in altre aree della provincia di Torino.
Germogliamento: medio-tardivo (tra la seconda e la terza decade di aprile).Fioritura: media epoca (tra la prima e la seconda decade di giugno).Maturazione dell'uva: media epoca o medio-tardiva (prima decade di ottobre).
Vigoria: da media a elevata; i tralci, dal grande sviluppo, hanno internodi piuttosto lunghi.
Suscettibilità alle fitopatie: l'andamento climatico al momento della fioritura può penalizzare fortemente l'Uva rara per la sua predisposizione alla colatura, che determina alternanza di produzione; risulta meno tollerante nei confronti dell'oidio, ma in compenso il grappolo, molto spargolo, difficilmente viene danneggiato da muffa grigia e marciume acido anche in fruttaio.
Attitudini enologiche: da sempre considerata eccellente uva da mensa (e da serbo) per l'elevato contenuto zuccherino e la moderata acidità, raramente l'Uva rara in Piemonte viene vinificata in purezza, bensì in unione con altre uve locali, conferendo al vino un colore dai riflessi violacei, un profumo particolare e, pur in assenza di tannicità, un retrogusto amarognolo tipico. In provincia di Pavia serve in purezza o in uvaggio alla produzione di rossi (un tempo anche di rosati) di pronta beva, fermi o frizzanti.
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Testi e immagini sono tratti da "Quaderni della Regione Piemonte"